Lucio Oliveri

Testo critico del Prof. Alfredo Pasolino

Se l’arte è nell’accezione kantiana, una finalità senza fine, la Bellezza è sempre per Kant “forma della finalità di una cosa, in quanto essa vi viene percepita senza la rappresentazione di un fine” . Per Lucio Oliveri è forma della finalità di un ente umano in quanto essa viene percepita come rappresentazione di un fine (amore che irradia, … sentimento… maternità… carica umana… riserbo, dialogo, colloquio intimista…percezione introspettiva… sensazioni…).

La bellezza dell’amore col suo respiro silenzioso, quale estensione di un fine, è per l’artista milanese, la misura che l’inconscio (l’universale in noi) si avvicina al cosciente nel trasformare continuamente, e nel definire meglio l’apparenza mutevole e indeterminata… di una manifestazione espressiva dell’emozione e dei sentimenti. Nelle forme longilinee delle sue opere, il volume, lo spazio, la verticalità, le curve concave, il simbolo, gli aspetti lucidi, la gestualità creativa, sono i diversi elementi che costituiscono la sintesi delle varie fasi creative quasi a sfiorare nella presenza assorta delle figurazioni femminili, cieli azzurri della densità nella loro declinazione alla gestualità di rapimento della psiche. Come nel recente capolavoro “L’attesa” annunciatrice dell’ “ultimo stile”  metamorfico che si fa strada nella coscienza di questo liberatore dello spirito dalla materia grezza, di cui l’innovazione estetica corrisponde alla maturità del suo linguaggio plastico particolare, ed è contemporaneamente, ricerca di un nuovo linguaggio: il senza fine della Bellezza…

La femminilità per Oliveri è dunque principio ispiratore, ancor quando, percorrendo il vecchio sentiero della classicità, ha sentito la necessità di trovare una sua linea espressiva riconoscibile, che dall’estetica (la cifra dell’apparenza) portasse all’etica, con la raffinatezza della sua manualità perfezionista. Egli è un indagatore degli stati d’animo e delle loro mutazioni variabili, e l’essenziale suo lavoro entropico di scavo nella figura umana. Definisce la Bellezza come presenza, invito, stimolo….

Per Oliveri , l’immagine di pudicizia e sensualità si sposa con forma e libertà, questa versatilità della donna fornisce allo scultore, la possibilità alla sua creatività di prendere spunto, dinamicità, forza, attraverso un mondo figurativo in parte surreale che scomposto.  Le diverse rappresentazioni plastiche sono intuitivamente illustrate come indotto umano sulla psiche dell’osservatore, al fine di rappresentare tutti quelli che sono i lati più nascosti della donna, la quale si mescola e amalgama talmente tanto nei suoi ruoli comuni ed altri suoi aspetti latenti, che alla fine sembra quasi mimetizzarsi all’interno dei suoi contesti….

Le sue icone femminili, gli hanno consentito di liberare tutta l’energia espressiva di talento di sé, di inventare modi inediti, profusi di straordinaria freschezza per un intreccio di modulazioni plastiche e caratteri raffinati della longilineità, dilatando la sua capacità di “sentire” di cogliere i sentimenti normativi ed anche quelli più semplici, l’attesa interiorizzazione della forma come memoria profonda, sensibilità, mnestica sospensione emotività, racconto implicito….

Già dalla prima produzione, allora, sentiva che era un fatto estetico di superficie e di epidermide, ma lui ha continuato a lavorare sempre sulla figura cercando di penetrare più dentro l’immagine, fino a liberare lo spirito come il vero nocciolo della sua ricerca: la vera sostanza che può essere intesa solo dopo che sono state eliminate tutte le sovrastrutture del tempo e dell’apparire…

Oliveri ne intuisce il “genius loco”, di una affettiva qualità particolare della donna “partendo dalle mani”.  Protagoniste assolute dei suoi lavori sono le mani e le figure femminili, che dal loro dettato forte e vigoroso, attrici protagoniste del contenuto narrativo, di chiara marca surreale-espressionista, sole, rappresentano una via della conoscenza del corpo, per una straordinaria carica espressiva di interpretazione nelle  diverse sequenze di movimento ed emotive, “parlano” più del corpo, …

La bellezza per ogni statua di Lucio Oliveri è la forma della finalità di qualcosa, in se stessa compiuta,e valore del quale non si può aggiungere e togliere nulla. Essa è sempre intatta, a suo modo, modello e contenuto, è quindi perfetta in sé, così definitiva di non avere bisogno di alcun contenuto, eclissato già da una forma che appare come il suo termine, la sua sola finalità autosufficiente, immortale per definizione di vera opera d’arte (“Danzando”, 2003, bronzo)….

Forse perché le sculture di Oliveri chiedono, pretendono, questa compiutezza, anche nelle sculture avvolte d’ombra (“Perplessità”, 2009, bronzo) dicono una ricerca psicologica che richiama al proprio interno. Si avverte così una certa emergenza di simbolismo, una presenza psicoanalitica di rimandi, qualcosa di junghiano, che spinge la dimensione simbolica ad emergere e manifestarsi  (con giallo-oro simbolista) e relazionarsi.

Questa compiutezza formale, esplicita e tutta rivelata, di fronte al maggior spazio di mistero e di  inconscio della scultura di Lucio Oliveri, artista singolare e puro come le sue originali creazioni.



 
Lucio Oliveri
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