| Lucio
Oliveri
Testo
critico del Professor Vittorio Sgarbi.
Lucio
Oliveri è uno scultore che utilizza il bronzo senza essere prigioniero
di finalità puramente estetiche, ma per consentire all'osservatore
di apprezzare la consistenza e le potenzialità espressive di questa
materia. La superficie di questi lavori è in parte rugosa, dove
l'ombra viene imprigionata e conservata, in parte liscia e specchiante,
dove la luce gioca di riflesso. Prima di parlare della figuratività
iconica di queste ricerche e di penetrarne il significato, è importante
risalire a ciò che verosimilmente si può dedurre dalle loro
motivazioni teoriche. E' del tutto evidente che per questo artista il bronzo
non è solo la materia antica e aulica di cui egli vuole conservare
il significato e la tradizione plastica, ma è anche la sostanza
espressiva di una lavorazione basata sulla conoscenza profonda ed empatica
delle potenzialità spaziali, che solo la fusione consente di esprimere.
La resa del bronzo, secondo la lezione dei maestri nel Novecento, gioca
anche sul cromatismo e sul segno, oltre che sull'impianto strutturale.
Ed è qui che l'intelligenza poetica di Oliveri si esprime al meglio,
nella sintesi del linguaggio plastico moderno e nel dare peso e significato
alla sostanza stessa. La pelle della materia è ancora qui quella
nobilmente arcaica della tradizione, ma contiene con naturalezza la forma
parzialmente informe di un messaggio visivo che si situa fra l'astrattismo
e la figurazione. Se nella sua immanenza il bronzo è freddo, il
calore dell'immaginazione scultorea gioca il suo ruolo di mediazione sfruttando
le tonalità solari delle superfici specchianti. Si avverte nel lavoro
di Oliveri il superamento della classicità, ma nel contempo sussiste
in lui il gusto di conservare la traccia di un artigianato di antica memoria,
soprattuto esercitato nella perizia manuale della formulazione preliminare
dell'oggetto destinato alla fusione. Preparazione che appare affinata da
un esercizio persino ostinato e squisitamente manuale. Le sue figure -
sono volti, mani o braccia che vivono un'esistenza frammentata, dolente
- sono estraneate dall'interezza dei corpi che rimangono puramente allusivi,
ed emergono da una massa non accidentale, ma ben misurata per suggerire
l'emersione da un plasma primordiale. Queste costruzioni poetiche pretendono,
da parte dell'osservatore, una partecipazione attiva per ricreare nei vuoti
le parti mancanti dell'immagine, dove è l'aria a fare da segno grafico
e da elemento di contestualizzazione. Nella poetica di Oliveri è
anche presente una forte carica di religiosità, peraltro del tutto
immanente, dove l'amore e il dolore, la vita e la morte sono i motivi conduttori
di un'iconografia dal denso impatto emotivo. Nell'equilibrio calcolato
dei pieni e dei vuoti, i suoi volumi si radicano nell'equilibrio instabile
della danza, spesso evocata esplicitamente. La spinta dinamica che lo scultore
imprime a tutte le sue raffigurazioni può in alcuni casi dirigersi
verso l'alto, oppure chiudersi a cerchio su se stessa, ma sempre trova
la sua ragione d'essere su strutture di sostegno che sfidano le leggi di
natura. Se leggerezza e dinamismo costituiscono la cifra compositiva di
questo artista, ben altrimenti solida è la certezza espressiva degli
sguardi e delle posture che si esprimono perlopiù nella preghiera
e nel dolore, ma anche nella gioia trionfale della speranza. Scultore contemporaneo,
ma di forti valenze simboliste, Oliveri evita le tentazioni di un facile
decorativismo, per enunciare senza retorica il senso profondo di una interrogazione,
alla quale l'osservatore partecipa, riconoscendosi nei sui stessi dubbi.
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