Lucio Oliveri, scultore italiano



BIOGRAFIA


Lucio Oliveri nasce, vive e lavora a Milano.
La vocazione artistica di Lucio scatta nel 1954 a diciannove anni al momento della morte del padre, quando egli decide di eseguirne il ritratto in plastilina.
Negli anni Settanta frequenta per sette anni il corso di scultura al Centro Artistico Culturale Milanese, completando la propria formazione di autodidatta. Dopo un inizio figurativo classico, Oliveri sente la necessità di trovare una sua linea espressiva riconoscibile.

In tutta la produzione artistica di Oliveri si coglie la sensibilità di un attento indagatore degli stati d’animo, egli si identifica quindi in un figurativo personalizzato attraverso la sintesi, l’essenziale della figura umana.

Ha partecipato a numerose manifestazioni artistiche e ha allestito mostre personali in tutta Italia e all’estero, ricevendo premi e riconoscimenti.

Socio del Centro Artistico Culturale Milanese.
Socio della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano.
Socio della UCAI Unione Cattolica Artisti Italiani, sezione di Milano.



 

NOTA CRITICA


Il critico d’elezione di Oliveri è il prof. Prof. Paolo Levi, responsabile artistico della Editoriale Giorgio Mondadori.

" Oliveri ha avuto sin dall'inizio la fortuna di portare in luce quelle qualità creative, per cui forma e contenuto si sanno coniugare con sapienza, in una visione strutturalmente compiuta. Pur partendo da una formazione eminentemente classica, egli ha poi saputo elaborare la sua visione personale della forma scultorea, che in lui si esplica atraverso una grande sensibilità e una capacità manuale che, giocando sull'essenza ed evitando il decorativismo, conferisce il massimo risalto al contenuto figurale ...
CONTINUA
... Tutto questo gli ha permesso di creare una scultura definita da una sigla precisa e riconoscibile, dove la firma che sigilla la materia è pleonastica rispetto alla significatività e alla immediatezza delle sue forme plastiche.
(...)  La tradizione pittorica e scultorea classica ci ha insegnato ad apprezzare la valenza artistica di un ritratto a partire dalle mani (...).  Ebbene sono proprio le mani uno dei motivi più emblematici di questo artista:  sono forme di straordinaria efficacia, di forte personalità, esplicitamente femminili nelle proporzioni, e densamente drammatiche. (...)
Oliveri si stacca dagli scultori del XX secolo grazie ai suoi caratteri peculiari che vanno letti in una duplice chiave di lettura: in primo luogo la frammentazione dei singoli elementi della struttura del corpo umano, che agisce da sottolineatura espressiva; e poi l’invenzione poetica e narrativa che offre all’osservatore lo spazio vuoto come sottotraccia del non detto, per cui paradossalmente è proprio il vuoto  a interloquire con l’osservatore, in un dialogo emblematico ma del tutto esplicito. (...)
Abbiamo già esaminato il nudo femminile nella sua armoniosità, la danzatrice, la donna che osserva l’uomo, e quindi abbiamo tratto delle conclusioni sul ruolo della forma femminile nella poetica di Oliveri. Tuttavia qui c’è ancora qualcosa da dire sulla valenza amorosa che lo scultore imprime al tema della maternità. Per questo poeta della ricerca tridimensionale il rapporto madre-figlio si esplica in un messaggio di tenerezza, amore e incanto costante. (...) Ma c’è anche la tenerezza e l’amicizia, il tenersi per mano, il toccarsi con la testa in un gesto segreto di complicità.
(...) Estremamente versatile, la  sua manualità si esercita con lo stesso agio sul gesso, sulla terracotta e sul bronzo. Di questa dote naturale riconosce i meriti alla sua famiglia, ai genitori straordinari che gli hanno lasciato in eredità la saggezza e l’orgoglio del lavoro compiuto con maestria. E non a caso le sue sculture esaltano i gesti d’amore, l’unione famigliare, la nascita, la  crescita. Ma dietro tutto questo crediamo di poter percepire anche la sua consapevolezza dell’esistere e la sua fede un qualcosa di evidentemente indicibile, ma così potente da conferire alle sue opere un tratto sacrale e dare alle sue figurazioni fiato e voce per cantare una preghiera.
"


RECENSIONI


Prof. Vittorio Sgarbi

" Lucio Oliveri è uno scultore che utilizza il bronzo senza essere prigioniero di finalità puramente estetiche, ma per consentire all'osservatore di apprezzare la consistenza e le potenzialità espressive di questa materia. La superficie di questi lavori è in parte rugosa, dove l'ombra viene imprigionata e conservata, in parte liscia e specchiante, dove la luce gioca di riflesso ... "
CONTINUA
... Prima di parlare della figuratività iconica di queste ricerche e di penetrarne il significato, è importante risalire a ciò che verosimilmente si può dedurre dalle loro motivazioni teoriche. E' del tutto evidente che per questo artista il bronzo non è solo la materia antica e aulica di cui egli vuole conservare il significato e la tradizione plastica, ma è anche la sostanza espressiva di una lavorazione basata sulla conoscenza profonda ed empatica delle potenzialità spaziali, che solo la fusione consente di esprimere. La resa del bronzo, secondo la lezione dei maestri nel Novecento, gioca anche sul cromatismo e sul segno, oltre che sull'impianto strutturale. Ed è qui che l'intelligenza poetica di Oliveri si esprime al meglio, nella sintesi del linguaggio plastico moderno e nel dare peso e significato alla sostanza stessa. La pelle della materia è ancora qui quella nobilmente arcaica della tradizione, ma contiene con naturalezza la forma parzialmente informe di un messaggio visivo che si situa fra l'astrattismo e la figurazione. Se nella sua immanenza il bronzo è freddo, il calore dell'immaginazione scultorea gioca il suo ruolo di mediazione sfruttando le tonalità solari delle superfici specchianti. Si avverte nel lavoro di Oliveri il superamento della classicità, ma nel contempo sussiste in lui il gusto di conservare la traccia di un artigianato di antica memoria, soprattuto esercitato nella perizia manuale della formulazione preliminare dell'oggetto destinato alla fusione. Preparazione che appare affinata da un esercizio persino ostinato e squisitamente manuale. Le sue figure - sono volti, mani o braccia che vivono un'esistenza frammentata, dolente - sono estraneate dall'interezza dei corpi che rimangono puramente allusivi, ed emergono da una massa non accidentale, ma ben misurata per suggerire l'emersione da un plasma primordiale. Queste costruzioni poetiche pretendono, da parte dell'osservatore, una partecipazione attiva per ricreare nei vuoti le parti mancanti dell'immagine, dove è l'aria a fare da segno grafico e da elemento di contestualizzazione. Nella poetica di Oliveri è anche presente una forte carica di religiosità, peraltro del tutto immanente, dove l'amore e il dolore, la vita e la morte sono i motivi conduttori di un'iconografia dal denso impatto emotivo. Nell'equilibrio calcolato dei pieni e dei vuoti, i suoi volumi si radicano nell'equilibrio instabile della danza, spesso evocata esplicitamente. La spinta dinamica che lo scultore imprime a tutte le sue raffigurazioni può in alcuni casi dirigersi verso l'alto, oppure chiudersi a cerchio su se stessa, ma sempre trova la sua ragione d'essere su strutture di sostegno che sfidano le leggi di natura. Se leggerezza e dinamismo costituiscono la cifra compositiva di questo artista, ben altrimenti solida è la certezza espressiva degli sguardi e delle posture che si esprimono perlopiù nella preghiera e nel dolore, ma anche nella gioia trionfale della speranza. Scultore contemporaneo, ma di forti valenze simboliste, Oliveri evita le tentazioni di un facile decorativismo, per enunciare senza retorica il senso profondo di una interrogazione, alla quale l'osservatore partecipa, riconoscendosi nei sui stessi dubbi. "

 

Prof. Alfredo Pasolino

" Se l'arte è nell'accezione kantiana, una finalità senza fine, la Bellezza è sempre per Kant "forma della finalità di una cosa, in quanto essa vi viene percepita senza la rappresentazione di un fine" .Per Lucio Oliveri è forma della finalità di un ente umano in quanto essa viene percepita come rappresentazione di un fine (amore che irradia, ... sentimento ... maternità ... carica umana ... riserbo, dialogo, colloquio intimista ... percezione introspettiva ... sensazioni ...
CONTINUA
... La bellezza dell’amore col suo respiro silenzioso, quale estensione di un fine, è per l’artista milanese, la misura che l’inconscio (l’universale in noi) si avvicina al cosciente nel trasformare continuamente, e nel definire meglio l’apparenza mutevole e indeterminata… di una manifestazione espressiva dell’emozione e dei sentimenti. Nelle forme longilinee delle sue opere, il volume, lo spazio, la verticalità, le curve concave, il simbolo, gli aspetti lucidi, la gestualità creativa, sono i diversi elementi che costituiscono la sintesi delle varie fasi creative quasi a sfiorare nella presenza assorta delle figurazioni femminili, cieli azzurri della densità nella loro declinazione alla gestualità di rapimento della psiche. Come nel recente capolavoro “L’attesa” annunciatrice dell’ “ultimo stile” metamorfico che si fa strada nella coscienza di questo liberatore dello spirito dalla materia grezza, di cui l’innovazione estetica corrisponde alla maturità del suo linguaggio plastico particolare, ed è contemporaneamente, ricerca di un nuovo linguaggio: il senza fine della Bellezza… La femminilità per Oliveri è dunque principio ispiratore, ancor quando, percorrendo il vecchio sentiero della classicità, ha sentito la necessità di trovare una sua linea espressiva riconoscibile, che dall’estetica (la cifra dell’apparenza) portasse all’etica, con la raffinatezza della sua manualità perfezionista. Egli è un indagatore degli stati d’animo e delle loro mutazioni variabili, e l’essenziale suo lavoro entropico di scavo nella figura umana. Definisce la Bellezza come presenza, invito, stimolo…. Per Oliveri , l’immagine di pudicizia e sensualità si sposa con forma e libertà, questa versatilità della donna fornisce allo scultore, la possibilità alla sua creatività di prendere spunto, dinamicità, forza, attraverso un mondo figurativo in parte surreale che scomposto. Le diverse rappresentazioni plastiche sono intuitivamente illustrate come indotto umano sulla psiche dell’osservatore, al fine di rappresentare tutti quelli che sono i lati più nascosti della donna, la quale si mescola e amalgama talmente tanto nei suoi ruoli comuni ed altri suoi aspetti latenti, che alla fine sembra quasi mimetizzarsi all’interno dei suoi contesti…. Le sue icone femminili, gli hanno consentito di liberare tutta l’energia espressiva di talento di sé, di inventare modi inediti, profusi di straordinaria freschezza per un intreccio di modulazioni plastiche e caratteri raffinati della longilineità, dilatando la sua capacità di “sentire” di cogliere i sentimenti normativi ed anche quelli più semplici, l’attesa interiorizzazione della forma come memoria profonda, sensibilità, mnestica sospensione emotività, racconto implicito…. Già dalla prima produzione, allora, sentiva che era un fatto estetico di superficie e di epidermide, ma lui ha continuato a lavorare sempre sulla figura cercando di penetrare più dentro l’immagine, fino a liberare lo spirito come il vero nocciolo della sua ricerca: la vera sostanza che può essere intesa solo dopo che sono state eliminate tutte le sovrastrutture del tempo e dell’apparire… Oliveri ne intuisce il “genius loco”, di una affettiva qualità particolare della donna “partendo dalle mani”. Protagoniste assolute dei suoi lavori sono le mani e le figure femminili, che dal loro dettato forte e vigoroso, attrici protagoniste del contenuto narrativo, di chiara marca surreale-espressionista, sole, rappresentano una via della conoscenza del corpo, per una straordinaria carica espressiva di interpretazione nelle diverse sequenze di movimento ed emotive, “parlano” più del corpo, … La bellezza per ogni statua di Lucio Oliveri è la forma della finalità di qualcosa, in se stessa compiuta,e valore del quale non si può aggiungere e togliere nulla. Essa è sempre intatta, a suo modo, modello e contenuto, è quindi perfetta in sé, così definitiva di non avere bisogno di alcun contenuto, eclissato già da una forma che appare come il suo termine, la sua sola finalità autosufficiente, immortale per definizione di vera opera d’arte (“Danzando”, 2003, bronzo)…. Forse perché le sculture di Oliveri chiedono, pretendono, questa compiutezza, anche nelle sculture avvolte d’ombra (“Perplessità”, 2009, bronzo) dicono una ricerca psicologica che richiama al proprio interno. Si avverte così una certa emergenza di simbolismo, una presenza psicoanalitica di rimandi, qualcosa di junghiano, che spinge la dimensione simbolica ad emergere e manifestarsi (con giallo-oro simbolista) e relazionarsi. Questa compiutezza formale, esplicita e tutta rivelata, di fronte al maggior spazio di mistero e di inconscio della scultura di Lucio Oliveri, artista singolare e puro come le sue originali creazioni. "

 

HANNO PARLATO DI LUI


Storici e critici d'arte:

Mario Bedendo; S. Brondoni; Alessandro Cattaneo; Robert Cavallino, Claudia Claudiano, V. Colpi; Andrè Danier; Andrea De Liberis; Enzo Fabiani; Giorgio Falossi; Pierfrancesco Fodde; L. Galli; Nicola La Sorsa; Paolo Levi; Mario Mancigotti; Teodosio Martucci; Luca Mattioli; Donana Meneghelli; Sylvie Maurie; P. Micozzi; Renata Navalesi; Alfredo Pasolino; Virgilio Patarini; Fernando Silo; Emilio Semeghini; Pier Andrea Saccardo; Mario Scaffidi Abbate; Vittorio Sgarbi; Sara Sichel; Domenica Tesio; Paul Tomatis; Franco Zazzeri; Claudio Zeni.

La stampa:

APT-Milano mese; Archivio; Art Diary; Arte e Fede; Arte; Arte e Cultura; Arte Mondadori; Avvenire; Catalogo dell'Arte Moderna Italiana (ed EGM); Catalogo Scultori italiani (Ed. EGM)Corriere di Como, Corriere della Sabina; Corriere della Sera; Corriere di Novara; Cultura @ Arte; Danza e Danza; Europa Arte 2000; Il Cittadino; Il Giornale; Il Giornale d'Italia; Il Giorno; I Regiùr de Valtelina; Il Resto del Carlino; Iride; Informazona Origgio (Mi); Il Secolo XIX; L'Azione; L'Eco del Ghisone; L'Elite; La Nazione; La Provincia Pavese; La Prealpina; La Riviera; La Stampa; La Strada; Libertà; Hello Milano; Monaco Matin; Monte Carlo Mediterannee Magazine; Panorama Arte; Punto D'Incontro; Quattro; Segni della Memoria; Senza titolo; Tele Monte Carlo Satellitare (intervista); That's Art; Tiburno; la Tribuna Novarese.